Music
Trades and Traditions


Le tradizioni musicali dei rumeri1
   
 

Il materiale a disposizione riguardante la musica Rumera è molto esiguo. Gli unici esempi sonori a me noti sono stati registrati da Renato Pernic e si trovano nell'archivio fonografico della redazione polesana della Radio croata. Due esempi di Seiane sono stati a suo tempo pubblicati sul disco Istra. Muzika i tradicija (RTB LPV-191).

Alcuni canti delle varie località rumere sono stati pubblicati da Petru Iroaie (Asa cantat! Cantece populare istroromane. Cernauti 1936) ma oltre a due esempi musicali lopera è dedicata ai soli testi poetici. Dal lato prettamente musicale e organologico, il lavoro più completo rimane l'opera di Teodor Burada (O Calatorie in Satele Romanesti din Istria. Jasi, 1896). Burada descrive il suo viaggio nei paesi rumeri e ci offre, per l'epoca, una descrizione alquanto completa delle tradizioni, degli strumenti e delle danze.

Già a prima vista notiamo che la maggior parte delle tradizioni sono molto più istriane in generale che prettamente rumere. Ciò riguarda sia i canti a questua (Colede) natalizi e di Capodanno, che i riti funebri, ma pure le tradizioni nuziali come le conosciamo già dalle descrizioni del Valvasore. Particolare e interessantissimo il rito dell'accordo tra i rappresentanti dei due fidanzati con procedimenti e dialoghi quasi standardizzati in tutta l'Istria. Ovviamente quello che rimane comunque specifico è la lingua.

Il Burada non ci fornisce i termini con il quali vengono definiti i due pezzi strumentali suonati davanti alla casa della sposa e durante il tragitto dalla casa alla chiesa, ma dalla descrizione si capisce perfettamente che si tratta di varianti della marcia della noviza e del pracenje o speljivanje neviste. Pure la strumentazione usata e la melodia del secondo esempio è in pratica quasi identica alla prassi dei Croati dell'albonese.

(1. esempio musicale)

(2. esempio musicale)

Non di meno la melodia suonata durante il tragitto dalla chiesa alla casa dello sposo è per la sua funzione e per il nome mantignada (2) (croato mantinjada) molto più generale che particolare.

(3. esempio musicale)

L'antichissimo rito del lamento funebre si é conservato fino ai tempi recenti particolarmente sull'altipiano della Cicceria ed č riservato alle donne (madri, mogli, figlie). Se in casa non ci sono donne capaci di eseguire il rito, questo compito viene affidato ad altre compaesane che in alternanza su un modulo melodico di base improvvisano il lamento.

Me filia,
a tire ra murit.
Sirota io dupa tire,
ce voi face,
che nu te voi veci vede.
Io sam sirota,
n 'am niciur in lume
neco Domnul.
Nu va ma cire purta apa,
ce voi acmu face.
Cire me-ar suta?

(Figlia mia, sei morta. Povera me cosa devo fare che non ti vedrň piů. Sono disgraziata, non ho nessuno al mondo fuorche Dio. Nessuno non mi porterŕ piů l'acqua, cosa devo fare adesso. Chi mi aiuterà).

Dei balli rumeri Burada descrive il. columbaro e lo confronta con il ballo in cerchio (rom.= hora) ma secondo i propri criteri estetici nota che i passi sono "fara ordine" (senza ordine). La stessa opinione ha pure dell'altra danza sub piciore ( sotto i piedi). Quello che é particolarmente prezioso, sono le melodie che rappresentano i primi esempi noti di trascrizione della musica istriana per piffero e cornamusa. Se ignoriamo la posizione degli accidenti che sono rimasti un problema anche per gli altri trascrittori viziati dalla concezione tonale di estrazione colta non applicabile a buona parte delle musiche tradizionali non solo istriane, questi esempi sono comunque virtualmente ricostruibili e ci conducono alle melodie usate ancora oggi nelle zone adiacenti i paesi rumeri.

(4. esempio musicale. Colombaro)

(5. esempio musicale. Sub piciore)

Durante le mie ricerche sul campo, gli informatori sono riusciti a riconoscere il columbaro riconducendolo al balon (o balun) e, parlando con me nel dialetto ciacavo croato, traducendo il termine columbaro con kolo che è il ballo in cerchio. Bisogna notare che nello sloveno il cerchio viene definito pure kolobar. La danza sub piciore (sotto i piedi) invece non è stata riconosciuta da nessuno. Tra i Croati è stata, negli anni sessanta a Castelnuovo d'Arsa [Rakalj], registrata una danza dal nome pod noge che per l'appunto significa sotto i piedi e con lo stesso termine viene definita a Hrboki una delle figure del balon. A Mune è stato invece registrato il termine nogu va nogu (piede contro piede). Il dato è interessante perché Mune è il paese più prossimo alle rumere Seiane. 

Nel dizionario pubblicato da lon Maiorescu (Itinerar in Istria si vocabular istriano-roman. Bucuresti, 1900) vi è inclusa la danza invertel con la specificazione: "jocul cu invertitul (ballo con inversione)". Inversione (in croato obracanje) viene chiamata una delle figure del balon così che si potrebbe supporre che sia sub piciore che invertel siano due figure della stessa danza, il balon per l'appunto. 

Non bisogna dimenticare che il termine balon è oggi il nome della danza tradizionale più diffusa in Istria con innumerevoli varianti locali. Il termine balon è quasi per certo l'accrescitivo di ballo nel senso di grande ballo, il ballo più importante. Come ben sappiamo in passato il numero dei balli usati entro una comunità era di numero ridottissimo, spesso uno solo. Dopo l'introduzione di altri balli, quasi sempre di provenienza esterna, questi venivano chiamati con i loro nomi (anche se a volte corrotti o comunque adeguati alla parlata locale), l'antica danza del paese rimaneva invece "il ballo" per antonomasia, quello più importante ed amato e perciò "il ballone" cioè balon

Mario Ranieri Cossar (I balli del popolo istriano nei primi decenni del novecento. Pagine istriane, V; 1955, str. 29-33) descrive la manifestazione folkloristica del 22.7.1934 a Portorose, dove si è esibito anche un gruppo di Valdarsa con il ballo la drumena accompagnato dalla cornamusa. I susgnevizi odierni non mi sapevano aiutare a proposito. Un giorno mi sono però costruito un'ipotesi, collegando la drumena alla già citata melodia che accompagna la sposa alla chiesa. Uno dei termini per definire la strada in rumero è drum. Drumena potrebbe dunque essere un aggettivo derivante da strada il quale è diventato nome (in traduzione approssimativa: la stradale, quella della strada). Ciò rimane per ora comunque soltanto un'ipotesi. 

Degli strumenti appartenenti alla prima tradizione è rimasto in uso soltanto il liuto a manico lungo con due corde che e' caratteristico nella Cicceria. A Seiane viene chiamato zindra e viene suonato con il pletro strehulia (letteralmente: paletta).

(6. esempio musicale. Polca. Esegue Tone Sankovic)

Gli altri strumenti in uso un tempo si sono oggi conservati soltanto tra i Croati ed in parte tra gli Italiani d'Istria. Del loro uso tra i Rumeri ce lo testimonia il Burada che descrive la cornamusa, il piffero e il flauto doppio.

 

Misnizele

La cornamusa (folele) ha il chanter doppio con sei fori sulla canna destra e tre fori sulla canna sinistra e viene chiamato misnizele [vedi foto]. Secondo la descrizione di Burada questo chanter si diversifica lievemente da quello usato dai Croati e dagli Italiani di Sissano. Oltre alla sacca folele il terzo elemento dello strumento è la canna detta garliciul che serve per riempire la sacca. 

Dei pifferi supelele (in croato sopele o rosenize) nota che sono simili agli oboe, a differenza di molti ricercatori anche più recenti che incomprensibilmente li accostano ai clarinetti. Il piffero grande è lungo 70 centimetri e quello piccolo 50. Tutti e due hanno sei fori per le dita ed usano l'ancia doppia pisca (in croato pisak). I pifferi venivano suonati solo dai Rumeri ai piedi del Monte Maggiore. A Seiane secondo il Burada si suonava esclusivamente il flauto doppio surle

Gli strumenti descritti sono stati acquistati dal Burada e deposti nel museo di Bucarest.

L'autore conclude la sua descrizione con le parole: "Alte instrumente de musica afara de aceste, nu am vedut la locuitorii romani din Istria"(3). Questa affermazione mi lascia un po' perplesso a causa della completa assenza della zindra. Nel dizionario di Maiorescu troviamo citer definita come strumento a fiato di Seiane dove la chiamano pure pisc e surli. Pure Iosif Popovici (Dialectele romine. Halle, 1909) parla della citer come strumento a fiato. Se non teniamo conto della poco probabile possibilità che tutti e tre gli autori non abbiano avuto occasione di vedere o sentire almeno parlare del liuto a manico lungo, la latitanza di questo strumento si può spiegare soltanto con una sua effettiva assenza tra i Rumeri fino al nostro secolo. Questo significherebbe che lo strumento sia stato a Seiane introdotto solo recentemente e denominato con il termine che già definiva un altro strumento in uso. Questa è d'altronde una prassi costante del mondo tradizionale dove uno strumento può venir chiamato con nomi diversi o con lo stesso nome vengono definiti strumenti differenti. 

Del lato musicale riguardante i canti della zona ai piedi del Monte Maggiore (anche dei paesi croati) ne sappiamo pochissimo. Soltanto dagli informatori più anziani sono riuscito a sapere che in passato cantavano come "gli Albonesi". Ma già questo piccolo dato se confrontato con le trascrizioni di Burada ci fa in qualche modo capire la prassi bivocale del passato. 

Pure la tradizione vocale di Seiane è simile a quella dei paesi vicini. Questa tradizione però vive ancora oggi ed è di tipo dinarico. Sebbene non radicalmente, si discosta dalle altre tradizioni della penisola essendo più vicina ad alcuni canti delle isole di Cherso e Veglia nonché alle tradizioni vocali della Lika e in particolar modo della Banija. 

La popolazione di Seiane esegue i canti sia in diafonia di gruppo:

(7. esempio musicale. Esegue gruppo maschile) 

che accompagnandosi con la zindra:

(8. esempio musicale. Esegue Tone Sankovic)

 

Pure dal lato testuale i canti sono spesso simili a quelli croati ma essendo espressi in una lingua diversa hanno conseguentemente molte più particolarità "rumere" che la musica strumentale. I seguenti esempi sono tratti dal opera di Iroaie (4).

I

Fetiza mussata
 rosile berit a. 
Mladiciu a verit 
si avo zbudit: 
- Scol te, feto, scol te, 
rosile ti a uvenit, 
carIe tu ai naberit. 
-Neca, neca uveni! 
Ate oi naberi.
- Simladicius'ansurat,
carle l'ai liubit.
-Neca, neca se nsura!
Prostu lui afost.
Dela mire otprostit,
dila Domnu sprocolnit.
Vedru cer a zagirmit
si a ie ucis.

(Una bella ragazza coglieva i fiori. Venne il ragazzo e la svegliò. Alzati ragazza, alzati, i fiori ti si sono appassiti, quelli che hai raccolto. Che appassiscano, ne raccoglierò altri. Il ragazzo che amavi si è sposato. Che si sposi pure. Gli perdono. Da me perdonato, da Dio maledetto. Il cielo sereno ha tuonato e lo ha ucciso).

II

Mussata feta rosize berit a,
catra fraieru mislit a.
Fraieru verit a
e o pozdravit a.
Lu fraieru buchelu regaleit a.

(Una bella ragazza raccoglieva fiori, pensava al ragazzo. Il ragazzo è arrivato e l'ha salutata. Al ragazzo lei ha regalato un mazzo di fiori.)

III

Mussata rosiza de radici,
nu me lasu de mladici.
Mussata rosiza de cumpir;
frairu nu 'm daie mir.
Mussata rosziza de salata,
cmoce a me fraier misle la ata.

(Bel fiore di radicchio, non mi concedo ai ragazzi. Bel fiore di patata, il ragazzo non mi da' pace. Bel fiore di lattuga, adesso il mio ragazzo pensa ad un'altra.)

IV 

N'ari friche nis de mire,
se la soldat me robire.
lo mussat t'oi pisei,
pisma te va veselei.

(Non aver paura per me, se i soldati mi prendono. Ti scriverò e le lettere ti rallegreranno).

V

Steliza le salosna
cara pre mire svite.
Si salosna va tot fi;
io i planze, ia va sviti.

(La stella che brilla per me è triste. E triste può ben esserlo, io piango e lei brillerà).

VI

Masrana s'a zelenit,
Fetele s'a veselit.
Masrana 'v ovenit,
fetele s'a salostit.

(La maggiorana verdeggia, la ragazza si rallegra. La maggiorana si è seccata, la ragazza si rattrista). 

Già da molto tempo, l'identità rumera è una categoria individuale, legata particolarmente alla lingua di famiglia. Però esiste e dunque è giusto e doveroso parlarne. Attenendomi prettamente al lato culturale delle tradizioni musicali penso di aver dato un quadro sommario di queste tradizioni purtroppo per la maggior parte legate al passato. Credo comunque che per costruire un futuro la conoscenza del passato sia una cosa inevitabile ed indispensabile. Sebbene la maggior parte delle tradizioni discusse sono anche croate, italiane o slovene ciò non significa che siano meno rumere perché il nostro è sempre anche il mio. Se si opera in senso culturale, oltre al generale ci sarà sempre lo spazio per il particolare. E questo, volendo essere ottimista, credo sia il futuro dell'Istria, dell'Europa e del mondo.

Note:

  1. Finora negli ambienti scientifici si é usato il termine istroromeni. Da un anno in questa parte sono personalmente passato all'uso del termine Rumeri come proposto al primo incontro ufficiale di queste comunità a Valdarsa.

  2. Non essendo standardizzata una grafia del rumero, per i termini rumeri ho usato la grafia italiana allo scopo di una più facilie comprensione di questa lingua. 

  3. In traduzione: Altri strumenti musicali al di fuori di questi non ho visto nei luoghi romeni dell'Istria.

  4. Le traduzioni approssimative dei canti sono mie.

Tratto da:

  • Dario Marusic, prof., "Le tradizioni musicali dei rumeri", L'Istrorumeno - La lingua, la cultura, la storia - Parliamo per salvarlo, Associazione di Amicizia Italo-Romena Decebal, Trieste / Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie, Strasburgo 5 novembre 1992. p. 14-17.

  • Fotografia - Dario Marusic, Piskaj sona sopi, Svijet istarskih glazbala (Universo degli strumenti musicali istriani) / Castropola d.o.o. (Pula, 1995)


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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Wednesday, November 14, 2001; Last updated:Tuesday December 13, 2011
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