Trades and Traditions


MESTIERI DELLA TRADIZIONE
Una foto della via dell'Acquedotto, attuale viale XX Settembre, agli inizi del '900.

El ciccio

LA CICCERIA

Il ciccio proveniva dalle montagne, da terre arse e brulle percorse solamente da greggi di pecore e agnelli ed era un montanaro slavo [certi erano slavizzati, ma non erano slavi] cappello a tesa larga, palandrana di griso castagna senza maniche, calzoni stretti di griso bianco e ciabatte basse dette opanche. Si diceva arrivasse dalla Cicceria ovvero dalla "terra dei Cicci", localizzando tale altipiano nella parte alta dell'Istria, una zona elevata rispetto al livello del mare e ricca di boschi dai quali i cicci traevano grandi quantità di legna da ardere e di carbone dolce.

Con l'appellativo cicci si soleva indicare i romanici del Carso, così come cicerani o ciribiriindicava quelli sotto Monte Maggiore, berchini quelli del distretto di Castelnuovo, besiachi i croati, fucki i villani del Pìnguentino, bodoli gli isolani del Quarnero e maurovlahi i dalmati montanari dell'agro parentino o polesano.

Sopra e nella pagina accanto, un ciccio e una ciccia tratti dalla serie di costumi e mestieri di Eugenio Bosa.
 

La figura del ciccio

Il ciccio arrivava a Trieste portando con sé pesanti sacchi dentro i quali c'era la merce da vendere, ossia fascetti di legno e carbon dolce. Al grido di "Carbuna! Carbuna! Fassi!" le massaie triestine accorrevano e il ciccio iniziava la vendita, mostrando loro piccoli campioni dei vari tipi di legna. Forte, resistente al freddo, al caldo e alla fame, il ciccio giungeva nelle piazze di mercato, superando non poche difficoltà e vi rimaneva solamente per il tempo necessario alla vendita dei propri prodotti, per poi ritornare con il piccolo guadagno nella propria casa nascosta tra le montagne. Il ciccio [certi, non tutti!] apparteneva a quegli slavi[zzati]-istriani che amavano la propria indipendenza domestica, gente che non voleva esercitare arti o professioni di sorta, ma continuare il mestiere dei propri avi, tramandandolo di generazione in generazione. Essi, infatti, non alteravano gli usi e i costumi della propria razza, non vestivano mai, neppure d'inverno, il braccio destro, che rimaneva coperto dalla sola manica della camicia, dando quasi l'impressione di essere in procinto di lotta oppure pronti alla fuga.

A Trieste, il ciccio era benvoluto e accettato, sebbene la sua attività fosse considerata dai triestini assai umile, forse la più umile di quelle allora esercitate, così, con quello spirito arguto e mordace che sempre ha contraddistinto il popolo tergestino, i triestini ironizzavano un po' sui cicci e sulla Cicceria e, dovendo dare un giudizio negativo su di una persona ritenuta incapace, solevano così affermare: °Va la, bon de niente! ciccio no xe per barca!", con un detto ancor oggi molto in uso.

Il ciccio svolse la propria attività in quell'epoca che non conosceva né il gas, ne l'energia elettrica, né gli impianti di riscaldamento nelle case, ma solamente fogoleri, stue e forni a legna per la panificazione domestica.

Il montanaro slavo [no, rumeno] vendeva carbone ma anche cerchi di legno, fabbricati artigianalmente nei periodi invernali; talvolta veniva accampagnato dalla ciccia, la propria moglie, La donna portava in spalle dei grandi cesti colmi di verdure, oppure dei cerchi di legno. La ciccia aveva il capo ricoperto da una cuffietta di canapa, ai piedi le opanche e indossava un pastrano lungo fino allo ginocchia, che copriva la pesanto gonna ei calzettoni di lana.

I cicci si occupavano, oltre che di produzione del carbone dolce, anche di pastorizia, del trasporto di vino, sale e olio dalla costa sino alle zone interne della Carniola. La figura del ciccio appartiene ormai a un'altra epoca, quasi a un altro mondo, quello in cui le nostre nonne e bisnonne erano intente a mettere le spizze nelle stue (stufe) e a "sufiar su le bronze" perché "el fogo ciapi" le fascine, un mondo in cui le nostre nonne e bisnonne correvano leste in strada al grido: "Carbuna! Carbuna e fassi!".

Tratto da:

  • La Biblioteca del Piccolo, [data?] p. 27-29.

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Created: Monday, December 12, 2011; Last updated:Monday December 12, 2011
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