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Se non si interviene, entro trentanni la
parlata è destinata a scomparire
Il silenzio del ciribiri
di Mario Simonovich
"Onorala auditore''. È sfata questa allocuzione, chiara nel' l'intento, ma
insolita, per noi, nell'articoluzìone, con cui si sono presentali all'uditorio i
relatori al Terzo convegno internazionale sulle lingue in contatto intitolalo
"Istroromeno ieri, Oggi e domani". All'appuntamento, organizzato dalla Facoltà
di filosofia di Pola con il coinvolgimento dell'Associazione culturale
istroromena "Andrei Glavina" di Trieste, erano presenti fra gli altri il
sottosegretario di Stato di Bucarest, Viorel Badea, e l'ambasciatore a
Zagabria, Constantin Ghirba, che ha letto un messaggio del presidente
Costantinescu, a riprova dell'importanza che palesemente la Romania assegna a
questa sua comunità "che è la più avanzata verso l'occidente d'Europa". Dopo un
giorno di lavori a Pola, i partecipanti hanno visitato Valdarsa e Seiane
(Zejane).
Se la forza sta nei numeri, per gli istroromenì la situazione
si presenta poco incoraggiante, a giudicare dai dati che ci illustra il doti.
Goran Filipi, preside della Facoltà di filosofia di Pola e dirigente i lavori
del convegno. "A Scabici, per fare un esempio, vivono, alla lettera soltanto
due abitanti, a Stankovci sei. Se si considerano anche coloro che sono in grado
di comprendere ma non di esprimersi in istroromeno e tutti gli emigrati, il
numero non può superare le 450 unità [?].
Personalmente ne ho contati un centinaio in quel di Zejane e un centinaio
nell'arca di Valdarsa. Un grosso problema per una maggior diffusione della
lingua è derivato in conseguenza dei matrimoni misti e dal fatto che i bambini
non la parlano. Molto più ferrati, sotto questo aspetto, sono gli abitanti di
quest'arca che sono emigrati in America dove hanno mantenuto il linguaggio."
Quali risultano ì cognomi più diffusi al momenlo attuale?
"Nell'area di Zejane quelli maggiormente presenti sono
quattro-cinque, fra cui prevalgono Sanković e Doričić. a Valdarsa. Belulović.
Degli originali è rimasto ben poco, tanto che si potrebbe dire che sono
ampiamente presenti fra la popolazione croata, come Katunarić e Licul, e ormai
quasi scomparsi fra la
popolazione da cui provengono, fatto che nel contesto comprova che
quest'ultima un tempo qui era diffusa su un'arca molto più vasta. La
riprova sta anche nelle tracce identificabili nella
toponomastica istriana: si veda ad esempio il ripetersi della parola 'katun', che definiva un certo tipo di abitato. O
ancora, nella parte meridionale di Veglia, nell'arca di Srkpčići, l'uccello
viene definito con la radice romena 'puljić', comprovante, a mio avviso che nel
loro movimento verso l'Istria sono passati da quelle parti.
Purtroppo gli andamenti attuali non
inducono all'ottimismo. Se non ci saranno inversioni di tendenza, entro
una trentina danni l'istroromeno non avrà più parlanti. Consola però il
fatto che la comunità oggi mostra di volerlo salvaguardare. Pertanto, a
mio avviso, volendo fare qualcosa in concreto, esso dovrebbe essere
insegnato nella scuola quale lingua facoltativa (il riferimento va a
Valdarsa perché se neppure a Zejane non c'è la scuola, la lingua risulta
comunque meno minacciata, anche perché la gente del posto ha un'attività
di relazione notevolmente più intensa) una-due volte la settimana, e
questo, si badi, non solo agli istroromeni. ma anche ai croati, come
avviene con l'italiano (se infatti fossero solo gli italiani a studiare il
croato e non viceversa, il bilinguismo sarebbe 'unilaterale' e dunque di
scarsissima utilità). Nel caso rumeno, in specifico, le possibilità di
recupero e conservazione delia lingua sarebbero nulle. Non va inoltre
sottovalutata l'importanza di una lingua che. seppur usata da un numero
molto esiguo di persone, è ufficialmente una delle quattro varianti
'storiche' del romeno."
Vi sono altre isole linguistiche romene in Croazia?
"No, per quel che ne so. Ce ne sono invece in Serbia, In
Vojvodìna a quest'etnìa è stato riconosciuto !o status di minoranza, al
contrario di quei suoi componenti - e il numero è molto alto - che sono
stazionati nell'area dì Majdanpek e Bor, dove vengono chiamati morlacchi. Dai
miei contatti con essi, che sono relativamente intensi, so però che sono
attivamente impegnati in tal senso."
Ci sono grandi differenze con la lingua parlata in Romania?
"La risposta è di necessità ambivalente. Semplificando dirò
che se non conosci quella, non puoi capire questa gente. Non basta però: per
capire devi conoscere di necessità anche il ciacavo. Il romeno 'vero' si è
arricchito nel tempo di molti grecismi e turcismi, qui assenti, mentre qui
l'idioma ha assorbito molti termini cìacavì e veneri ed è appunto questa
diversità subentrata nel corso della storia che impedisce una comprensione
completa fra i parlanti. Anche il lessico qui è relativamente ridotto, alla
luce, pure.
dell'assenza di una letteratura scritta. I! problema si pone
pure nell'ambito della scuola. La lingua 'ufficiale' ha suoni che qui si sono
persi per cui va definita la grafia."
Vi sono anche delle differenze in ambilo religioso: in Istria
sono cattolici, in Romania in prevalenza ortodossi...
"Tutti gli scritti li danno per cattolici fin dall'arrivo. Si
noti peraltro che in genere non si dichiarano romeni ma nei termini della
popolazione circostante. A Zejane (si veda ii censimento del 91) si dichiarano
in maggioranza croati, a Valdarsa prevale l'appartenenza regionale. Solo due-tre
hanno optato per il romeno. Interessante notare che fra essi è emersa anche
la tesi che si tratti di croati che vivevano in Romania e sono arrivati qui
quale 'avanguardia' delle migrazioni: un'altra teoria asseriva trattarsi dei
discendenti delle legioni romane e pertanto 'da sempre' qui presenti. Sono tesi
confutate dalla scienza: a mio avviso la più sostenibile è quella deila
migrazione nomade approdata qui passando per la Dalmazia. Si noti che i loro
termini ciacavi sono di tipo più arcaico, assenti in Istria e quindi
indubbiamente raccolti da questa gente 'lungo la strada". Anche oggi in Dalmazia
gli anziani contano le pecore usando termini romeni. Ad es. dieci si dice zeice.
Inoltre, è diversa anche la struttura della lingua: il romeno ad esempio non
conosce il genere neutro nel senso classico, che qui è presente."
Quali frutti si attende da questo convegno?
"Le dirò innanzitutto che mi ha piacevolmente sorpreso la
consisterne adesione di esponenti dei mondo della politica. Il fine primo era di
dare un contributo agli studi su questo idioma. Dato però che c'è di
mezzo una piccola comunità che necessita di reali sostegni, mi auguro che al
momento del commiato avremo fatto qualche piccolo passo avanti sul piano
concreto. Gli istroromeni di Valdarsa necessitano di forme organizzative
indispensabili alla valorizzazione della lingua e delle tradizioni, a cui sono
molto interessati.
Sono inoltre indispensabili forme di collegamento con Zejane.
finora assenti data la conformazione del terreno (sono divisi dal Monte
Maggiore)."
Preso atto di quanto detto, non resta che sperare che, chi può
e deve, si muova quanto prima per evitare che anche questa comunità e il suo
idioma entrino a far pane di que patrimoni culturali - e sono tanti - scomparsi
dalla faccia della terra. Un piccolissimo contributo in tal senso, si spera,
dovrebbe venire dal simposio.
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