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Language and Lexicon
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Fig. 1 - Valdarsa / Šušnjevica: l'ultima "cåsęcoprięcu slåmę", casa coperta con paglia (ancora esisteiite nel 1974).

Nomi di piante nella parlata istro-romena paragonati a quelli italiani e istro-croati dell'Albonese

Tabella

Claudio Pericin
Pola

CDU: 800.87(497 JAlbona):801.312
Sintesi Novembre 1999

Riassunto — In questo contributo viene riportato un elenco di nomi di piante nella parlata istro-romena raccolti dall'autore a Villanova d'Arsa [Nòselo], ampliato con voci dalla letteratura e confrontate con quelle italiane e istro-croate dell'Albonese. In evidenza viene messa la sostituzione di voci di piante nel corso degli ultimi centocinquant'anni, ì prestiti dall'istro-croato dell'Albonese e dell'Italiano e le variazioni delle medesime tra i due versanti del Monte Maggiore. Viene menzionato l'uso terapeutico di alcune piante spontanee.

Sažetak — "Botanička nazivlje u istrorumunjskom govoru i njegova usporedba s talijanskim i čakavskim nazivima" - U ovom prilogu nalazimo 205 botaničkih termina iz istrorumunjskog govora te njihovu varijantu na talijanskom i čakavskom dijalektu labinskog područja, čemu je pridodana znanstvena latinska terminologija, što omogućuje prepoznavanje biljnih vrsta. Autor je prikupio navedeni materijal na području Nove Vaši, pa je time proširena publikacija na kojoj su surađivali A. Kovačec i I. Maiorescu. Nazivlje na talijanskom jeziku citirano je iz publikacije Flora d'Italia (Talijanska flora) S. Pignattija.

188 termina s govornog područja LabinŠtine prikupio je autor, koji je ujedno istaknuo varijacije botaničih naziva na istrorumunjskom u posljednjih 150 godina, posuđenice ili asimiliranu terminologiju iz čakavskog i iz talijanskog labinskog područja, odnosno njihove varijacije s obje strane Učke.

Naznačene su i razlike između čakavskih lokalnih govora južne i sjeverne LabinŠtine, iako su manje zamjetne od onih u sklopu istro-rumunjskog. U dodatku se spominje praktična primjena biljaka kao što su Pteridium aquilinum, Arutn italicum, Equisetum arvense i Malva sylvestris te njihova uporaba u terapijske svrhe. U zaključku autor potiče čitatelje da se bolje upoznaju s istrorumunjskom kulturom.

Povzetek — "Imena rož v istrsko-romunski govorici, ki se jih primerja talijanskim in istrsko-hrvaškim iz okolice Labina" - Seznam 205 imen rož, sadežev ali posebnosti, ki se tičejo teh, v istrsko-romunski govorici, v primerjavi z italijanskimi in istrsko-hrvaškimi iz okolice Labina in so potrjena z znanstvenimi latinskimi imeni, ki imajo toČen pomen v identifikaciji rastlinskih vrst. Besede za istrsko-romunsko govorico je zbral avtor v Novi vaši in jih razširil s tistimi, ki jih objavila A. Kovačec in Maiorescu. Italijanska imena so povzeta iz knjige Flora d'Italia /Flora v Italiji/ S. Pignattija. Tuđi besede iz okolice Labina je zbral avtor in štejejo 188 imen. V ospredje je dana zamenjava imen rož v istrsko-romunski govorici v teku zadnjih stopetdesetih let, izposojcnke ali asimiliranja iz istrsko-hrvaške govorice okolice Labina in italijanščine, in različice istih med dvema pobočjema Učke. Navedene so tuđi razlike v istrsko-hrvaški govorici iz okolice Labina, na severu in na jugu Labina, čeprav manj poudarjene kot v istrsko-romunski govorici. Dodatno je omenjena raba Pteridium aquilinum v praktične namenc in Arum italicum, Eauisetum arvense in Malva sylvestris v terapevtske namene. Zaključi se z vabilom k boljšemu spoznavanju kulture Istro-Romunov.

Istro-romeno, chi lo conosce? Quando iniziai ad interessarmi ai dialetti parlati in Istria, più precisamente alla ricerca di voci di piante che crescono nella penisola, l'istro-romeno m'interessò e m'incuriosì fin dall'inizio. Per anni gli girai intomo che quasi mi sembrava proibito. Fu mio cugino Bruno, presentandomi una sera ai coniugi Maria e Lino Nikleus [was Mikleus?] di Villanova d'Arsa, a disperdere come per incanto tutti i miei immaginari preconcetti. Mi trovai subito in un mondo familiare e pieno di attenzioni. Cosa bevete? e, piacevolmente, s'iniziò una attiva collaborazione alla ricerca di nomi di piante a loro conosciuti. Appresi così nomi di alberi, cespugli, erbe e fiori che prima non avevo sentito. Altri invece che assomigliavano stranamente al dialetto slavo dell'Albonese oppure alla lingua italiana dove spontanea mi veniva la domanda: ma la chiamate davvero così questa pianta in istro-romeno? Fenomeno di simbiosi si potrebbe rispondere. Gli abitanti delle zone dove si parla l'istro-romeno sono tutti bilingui, in gran parte anche plurilingui. L'influsso di queste lingue nella loro parlata è ben evidente, anche se morfologia e fonetica hanno una loro impronta specifica. Per far notare queste particolarità, nella tabella che segue, ho voluto includere accanto al nome istro-romeno della pianta o del frutto il corrispondente in lingua italiana e nell'idioma istro-croato dell'Albonese se rintracciato, e come riferimento base il nome scientifico latino.

Le voci rilevate per l'istro-romeno si riferiscono alla frazione di Villanova d'Arsa (senza segno distintivo nella Tabella che segue). Ho creduto ancora interessante integrarle con le voci di piante trovate nei vocabolari di I. Maiorescu (1996), che contraddistinguo con un trattino (-) ed infelicemente le più senza menzione della località del rilievo, e nel recentissimo di A. Kovačec (1998), dove troviamo giustamente la zona della registrazione, che ho contrassegnato accanto alla voce stessa come Berdo / Brdo (BE), Seiane / Zejane (S), Viìlanova d'Arsa / Nova Vas (V), Valdarsa / Susnjevica (VA), e per le voci in comune dei paesi situati a sud del Monte Maggiore, l'aggettivo "meridionale" (M). Segnalo ancora una singola voce di Schitazza / Skitaca (SC-), riportata dal Maiorescu e spentasi ormai come si sono spenti gli abitanti che usavano l'istro-romeno in questo singolare ed affascinante borgo istriano. Le parole del dialetto istro-croato dell'Albonese provengono dai circondari di Bergodaz / Brgod (B), Ripenda (R) e Pilesidi / Crni (CR).

Quando una voce dialettale includeva diverse specie dello stesso genere ho spesso riportato solo il genere. Ho usato l'accento grave per segnalare la posizione tonica della vocale e non per distinguerne la pronuncia. In alcuni casi ho riportato delle voci dialettali al plurale, poiché più comunemente usate sotto questa forma. Nella Tabella che segue i nomi dialettali istro-romeni sono in ordine alfabetico. ì nomi italiani sono estratti dalla Flora d'Italia di S. Pignatti (1982), quelli scientifici latini dalla Flora Europea (1964-1980) ed in alcuni casi dalla succitata Flora d'Italia.

I miei informatori, ai quali vanno i più sentiti ringraziamenti, sono stati per l'istro-romeno i già sopra citati gentilissimi signora e signor Maria e Lino Nikleus tutti e due classe 1922 di Villanova d'Arsa e per l'istro-croato dell'Albonese i miei cari Malvina (del 1938) e Bruno Faraguna (1937) di Ripenda, la simpatica signora Lucija Milevoj ( 1931 ) di Bergodaz e la ferratissima signora Eda Zahtila di Pilesidi.

La lingua romena differisce dall'italiano in quanto comprende 7 vocali e 4 semivocali che, combinandosi con altre vocali, formano dittonghi, più 22 consonanti. Per l'istro-romeno A. Kovačec (1998) presenta un alfabeto fonetico ancora più ampliato. Nel trascrivere i nomi delle piante di Villanova d'Arsa mi sono servito dell'alfabeto romeno, mentre per le voci provenienti dei sopra citati vocabolari ho cercato di attenermi il più possibile alla grafia degli stessi. Brevemente, la vocale a ha un suono simile alla parola inglese alone, la å invece ha invece un suono lungo come la a svedese, la ę ha un suono tra la a e la e e la i come j (jota). Le seguenti lettere dell'alfabeto romeno: h, j, l', n, ş, ţ corrispondono alla pronuncia dell'alfabeto croato h, dz, Ij , nj, š, c. Le rimanenti consonanti si leggono come in italiano.Dal punto di vista linguistico la varietà della parlata istro-romena presenta principalmente due aeree marginali dove il Monte Maggiore si interpone come frontiera naturale tra l'isolata comunità di Seiane al nord e le rimanenti frazioni al sud (Bartoli, Vidossi, 1945; Jens-Eberthard, 1995; Kovačec, 1998). Queste varietà possono ancora suddividersi in svariate sottovarietà che mutano a seconda dei paesi in cui ai parla l'Istro-romeno, ognuno con delle caratteristiche proprie.

Slmilmente anche la parlata istro-croata dell'Albonese presenta delle varietà lessicali, anche se non così pronunciate. Interessanti sono i suoni della "s" e "z" nei parianti a nord di Albona che spesso diventano "š" e "ž" al sud di questa. Una particolarità comune a tutto l'Albonese sono alcuni nominativi, i più di frutta, che al singolare sono femminili ed al plurale invece diventano maschili come ad esempio Brkùlja, Jàbuka, Smòkva (singolare) e Brkùlji. Jàbukì, Smokvi (plurale). Quando nel!'istro-romeno ho trovato casi di sinonimia, ne ho approfittato per inserire anche i corrispondenti dell'Albonese, se di mia conoscenza. Ad esempio per Quercia ho segnato Grm e Hrast, per Cardo Bazamuòn / Bažàmon, Sekòvica e Bòdalj / Bùdalj, per Erba medica Dèteljina e Rabaspànja / Rabašpànja, per Orzo coltivato Ječmìk e Skandèl, per Prugna Krèka e Slìva, per Vite comune Lòza / Lòzìna e Trs e per Granoturco Frumentùn e Trutkìnje. Al contrario ho notato che ci sono nomi di piante della stessa famiglia comuni a più generi come Pìrnica per Cynodon ed Elymus, Dèteljina per Medicago e Trifolìum e Sipàk / Šipàk sia per la Coccola di Rosa selvatica che per il melograno.

Ritornando all'istro-romeno e paragonando ad esempio la parlata di Seiane a quella degli altri villaggi troviamo per Nocciolo Alùre o Lìsca da una parte e Lìşñac dall'altra, Corùmha o Şpìr e Şipâc per Pomo granato, Cùpina e Rubìd per Rovo, Mùrgvita e Glog per Pruno slvatico, Mùşl'u e Mah per Papavero comune. Fârmentìn e Trukìñe per Granoturco, Fråže, lagòde o l'àgodiper Fragola, Slìva e Crèca per Prugna tanto per fare alcuni esempi.

La vicinanza con le altre lingue o meglio con i dialetti istriani ed in particolar modo la coesistenza con l'Istro-croato dell'Albonese per i gruppi che si trovano a sud del Monte Maggiore come ad esempio il villaggio di Villanova d'Arsa, sono determinanti per spiegare certe similarità che hanno modificato la fisionomia del loro dialetto. In particolare le voci delle piante di cui mi sono occupato, soprattutto quelle eduli, hanno ceduto più facilmente al processo di assimilazione, poiché indispensabili per "campare", essendo prodotti di scambio e di mercato. Interessante è osservare in questo campo l'evoluzione dei prestiti lessicali. Confrontando alcune parole raccolte nella metà del secolo scorso da loan Maiorescu, scomparso nel 1864, pubblicate postume dal figlio Titu (in una traduzione italiana nel 1996) con quelle recenti notiamo che la voce Ai cede il passo a Cesân, Cesìn, Tesân; Frasir a Iesèn; Ghindàr a Hràstu; Orz a Ièčmic; Verze a Bròscvà oppure Vinial a Braidâ. Da queste parole arcaiche risulta evidente la derivazione dalla lingua italiana come Ai da Aglio, Frasir da frassino, Ghindàr da ghianda {Ghinda), Orz da orzo, e Vèrze da verze o Vinial da vigna. Naturalmente il lessico romeno è costituito di parole derivanti dal latino e molte di esse sono comuni a tutte le lingue romanze. Tuttavia resta il fatto che nell'Istro-croato dell'Albonese, numerosi sono gli elementi lessicali provenienti dalla lingua italiana ed in particolare dal Veneto-giuliano che si parla ad Albona.

Questo dimostra anche la facilità con cui si sono succeduti i prestiti dall'Albo-nese all'Istro-romeno e questo non solo perché è una parlata socialmente più forte ma perché già in partenza esistevano elementi lessicali o corruzione di questi, comuni in ambo le parti. Forse in questo caso specifico sarebbe più appropriato parlare non di prestiti ma piuttosto di assimilazioni. Ad esempio Angùrii nell'Istro-romeno e Angùrija nell'Istro-croato, Başèloc e Bašèlak / Bašlak, Cebùla / Jbula / Žbùle e Zbùla / Žbùla, Cucùmâr e Kukùmer, Cùnia e Kùnja, Lan / Lin e Lin, Mèndulà e Menatila, Mùrgvâ e Màrva, Ovàs / Ovès e Ovàs, Pin e Pin, Pomidòr e Pomidòr, Radìci e Radić, Rubìde e Rubìda, Salåtę e Salùota, Scalògnu e Skalònja / Škalònja, Seglìn e Selèn, Spàruga e Spàruga / Špàruga (turioni), Sparugìna e Sparuzìna / Šparuzìna (pianta), Trefoiòn e Trefòia, Trukìñ / Fårmentìn e Trukìnje / Frumentùm. Anche "Heibut" potrebbe essere un prestito dal tedesco e cioè come corruzione di Hagebutte, in italiano Coccola di rosa selvatica, che Maiorescu (1996) forse erroneamente indica come Elleboro (Helleborus spec.). Dico forse, poiché l'Elleboro viene anche chiamato Rosa di Natale e quindi avrebbe con "Rosa" qualche parentela, benché a Villanova d'Arsa questa voce non sia conosciuta.

Nel Kovačec ( 1998) troviamo ancora Elleboro, in croato Kukurijek riferendosi a Sprež e Ròža şårpelui che viene accostato al nome scientifico latino, erroneamente scritto Colchium Bertoni al posto di Colchicum Bertolonii che per finire quest'ultimo non appartiene alla flora istriana. Dove "Ròž" invece ha il significato generale di fiore ed in tono scherzoso di genitale femminile. È da rammaricarsi soltanto che in questo rilevante vocabolario del Kovačec accanto ai nomi volgari croati per i vegetali non siano stati inseriti, salvo qualche rara eccezione, i corrispondenti nomi scientifici latini. Così "Glog" l'ho riportato sotto Crataego spec. per Seiane essendo presente in Istria la specie monogyna e laevigata. A Villanova d'Arsa invece chiamano con la stessa voce il Prunus spinosa. "Fèreč" l'ho elencato sotto Pteridium aquilinum, essendo tra le felci la più comune e la più grande: come nome generico però potrebbe estendersi a tutto l'ordine delle Filicales. Invece "Zarnòvât" mi suscita delle incertezze, poiché dal nome volgare croato di Vrijesak potrebbe riferirsi sia a Calluna vulgaris che a Satureja montana, quest'ultima ben distribuita su tutto il territorio.

Singolari sono invece i diversi elementi lessicali con carattere specifico come Asirìna, Bosanèra, Cadoròşca, Corùmba, Cvatacàşa, Mer / Mar, Pitumàn spir, Ruje e Pèscia. Per le voci di alimentari una volta quotidiane, troviamo diverse variazioni come per esempio per i fagioli: Fajò, Fajòle, Faşole, Fusòle o per Sorgo coltivato (Maiorescu, 19961) Sârâcir, Sarcin, Serg e Sirac. Altre ancora dimenticate per il non uso come Cònghie per Canapa o scomparse come Aida per Marucca nella ormai estinta parlata di Schitazza.

Per concludere trovo interessante ricordare ancora non solo i nomi ma anche gli usi di certe piante spontanee come per esempio Paprùt, a Seiane Fèrece e in italiano Felce (Pteridium aquilinum), che in un passato non troppo lontano, racconta la signora Maria, veniva, dopo esser stata spruzzata con del latte, appesa in casa per attirare le mosche e quindi trovare così un po' di sollievo nelle giornate d'estate. Ancora apprendo che le verruche venivano trattate con fini terapeutici con l'umore del Cozlet (Arum italicum), gli eczemi con gli infusi di Slez (Malva sylvestris) ed i tumori con impacchi di infuso di Jabliàc (Equistum spec.).

Per ritornare alla domanda iniziale, che si è trasformata in dovere di ricerca, penso che questo desiderio di conoscere il dialetto istro-romeno dovrebbe estendersi a tutti noi per meglio conoscere e sostenere un modello di cultura ancora in grado di affermare la sua vitalità benché assediato da larghe infiltrazioni alloglotte. Il lessico nel campo vegetale, ancora poco studiato, offre ricchi motivi d'interesse.

Bibliografia:

  • Bartoli, M. - Vidossi, G. (1945): Alle Porte Orientali d'Italia. Dialetti e lingue della Venezia Giulia (Friuli e Istria) e stratificazioni linguistiche in Istria. Con un'appendice di testi dialettali e una carta linguìstica della Venezia Giulia, Torino,1945
  • Jens-Eberthard, J. (1995): "L'Istro-Rumeno: tutte le diverse definizioni", La Ricerca, Centro di Ricerche Storìche Rovigno. 1995. n. 13, p. 21-23.
  • Kovačec, A. (1998): Istrarumunjsko-Hrvatskì Rjeinik (s gramatikom i tekstovìma) / Vocabolario [stroruineno-croato. Con grammatica e test i/, Znanslvena Udruga Mediteran / Associazione scientifica Mediteran, Pola, 1998.
  • Maiorescu, I. (1996): Itinerario in Istria e vocabolario istriano-romeno, traduzione E. Pantazescu, Parnaso, Trieste, 1996.
  • Pignatti, S. (1982): Flora d'Italia. 3 vol., Bologna, 1982.
  • Tutin, T.G. - Hezwood, V.H. et al. (1964-1980): Flora Europaea, voi 1-5, Cambridge, University Press, 1964-1980.

Ringrazio l'amico dott. Enrico Pietro Bonetti per aver voluto rivedere il manoscritto, mio cugino Bruno Faraguna per aver ricontrollato i nomi istro-croati dell'Albonese e mio figlio Cadio per l'assistenza tecnica.

Nota:

  1. Indicato forse erroneamente in italiano per "grano saraceno" che in latino è il Fagopyrum esculentum.

Tratto da:

  • Claudio Pericin, "Nomi di piante nella parlata istro-romena paragonati a quelli italiani e istro'croati dell'Albonese", ATTI, Volume XXIX, Centro di Ricerche Storiche - Rovigno (Trieste-Rovigno, 1999), p. 627-42. Courtesy of Giovanni Radossi.

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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Thursday, August 04, 2005; Last Updated: Wednesday, August 04, 2010
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